Mike Nelson. L’Atteso


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Mike Nelson, Schermata, Courtesy Franco Noero

Alle OGR, Officine Grandi Riparazioni di Torino, fino al 3 febbraio 2019, sul Binario 1 è aperta al pubblico la mostra dedicata a Mike Nelson “L’Atteso”, realizzata a cura di Samuele Piazza.

Per questa occasione, il Binario 1 appare completamente trasformato in un “luogo altro” da un’installazione su larga scala che va a occupare l’intera navata con un grande intervento ma, allo stesso tempo, quasi intimo: lo spazio ex-industriale irriconoscibile e genera un effetto straniante in cui si viene invitati a trovare un proprio percorso personale, a esplorare liberamente gli elementi presenti alla ricerca degli indizi necessari per costruire la propria individuale narrazione.

Qui, un clima sospeso ed enigmatico caratterizza l’installazione, formata da un paesaggio che sembra uscito dalle immagini di un film e in cui diverse memorie e stratificazioni materiali creano una narrazione aperta a molteplici letture. Emergono le tematiche del viaggio (metaforico e reale) e della mobilità, entrambe care all’artista: una sorta di fil rouge di questo racconto che, nella cornice delle OGR, dove per un secolo si sono riparati i treni, trova una sponda ottimale per amplificare il

senso di un’opera lasciata volutamente priva di chiavi di lettura predefinite.

Primo tassello di questo percorso è una piccola scultura, Untitled (intimate sculpture for a public space) (2013) che accoglie il visitatore nel foyer delle Officine Nord: un sacco a pelo posizionato a terra, racchiuso in una teca, omaggio alla memoria di un amico e collaboratore, Erlend Williamson, artista e appassionato scalatore che con Mike Nelson aveva condiviso interessi e lunghi periodi di

ricerca, mancato durante una scalata mentre stava viaggiando per raggiungere l’amico.

La scultura, con la sua presenza intima e discreta fa da contraltare all’intervento visibile attraverso la vetrata d’accesso al Binario 1: la soglia trasparente permette di vedere un ammasso di detriti e

materiali di risulta, un cumulo terroso frutto di demolizioni che sembra premere sulla parete a vetri.

Un’enorme struttura in legno, simile a una impalcatura conduce all’interno dello spazio. La scultura sembra un grande cartellone pubblicitario o lo schermo di un drive-in: è necessario oltrepassarla per trovarsi definitivamente all’interno di un ambiente buio dove, tra una distesa di macerie pressate, stazionano una ventina di automobili parcheggiate, coperte di polvere, in stato di abbandono. Solo poche fonti luminose e sonore guidano l’esplorazione

Nelson ancora una volta interviene con una trasformazione radicale dello spazio che con lo spazio dialoga, creando un’atmosfera di attesa e di sospensione creando un limbo fisico ed emotivo.

L’idea di trasformazione, cardine della programmazione di OGR, si materializza dunque in una struttura narrativa che emerge dalle modifiche dell’architettura in relazione alla storia dell’edificio e agli oggetti attentamente selezionati dall’artista e da lui trasformati in sculture nello spazio, per creare un’articolata stratificazione di senso e un percorso con molteplici livelli di lettura, dal viaggio onirico alla fantascienza.

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