Carlo Guarienti. L’arte ci serve per non morire di realtà


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Carlo Guarienti, Figura, 1980, bronzo

Con oltre venticinque opere tra grandi dipinti, disegni e sculture in bronzo, alcune inedite, di Carlo Guarienti, realizzate dagli anni Cinquanta ad oggi alla Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino è allestita la mostra “L’arte ci serve per non morire di realtà”, realizzata a cura di Paola Gribaudo e aperta fino al 25 novembre prossimo.

Nato a Treviso nel 1923, Guarienti vive e lavora a Roma, ma il legame con Torino è affettivo e storico, dovuto soprattutto al suo matrimonio con Guia Calvi di Bergolo, figlia di Jolanda di Savoia. Esordisce nel 1949, dopo una laurea in medicina, nell’ambito del gruppo ‘I pittori della realtà’. Il suo momento più espressivo è negli anni Settanta e Ottanta quando, divenuto pittore di geometrie, i temi ricorrenti sono solidi, linee, numeri, segnali stradali. La figura umana ritorna nelle sue ultime opere, dove ritrae se stesso come decomposto, in pittura come in scultura, rugginosa, metafisica, puramente mentale.

Il catalogo edito per la mostra contiene un testo inedito di Gabriele Romeo e molte citazioni: Pierre Klossowski, Marisa Volpi, Jean Leymarie, Giorgio de Chirico, Giuseppe Appella, Marco Vallora, Vittorio Sgarbi, Maurizio Fagiolo dell’Arco, Andrée Chedid e Sebastiano Grasso, oltre a testimonianze scritte dello stesso Guarienti e alcune poesie inedite di Roberto Capuzzo.

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