Black Hole. Arte e Matericità tra informe e invisibile


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Gino De Dominicis
Senza titolo (Autoritratto), 1995
tecnica mista su masonite, cm 37×28,5
Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano.
Deposito da collezione privata,
Courtesy Archivio Gino De Dominicis, Foligno e Paola De Dominicis
Foto: Alexandre Zveiger
© Gino De Dominicis by SIAE 2018

Fino al 6 gennaio 2019 la GAMeC, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita la mostra “Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile”, la prima di un ciclo espositivo triennale dedicato al tema della materia, ideato da Lorenzo Giusti e sviluppato insieme a Sara Fumagalli, con la consulenza scientifica del fisico Diederik Sybolt Wiersma e la partecipazione di BergamoScienza.

Attivando un dialogo con la storia delle scoperte scientifiche e tecnologiche e un confronto con lo sviluppo delle teorie estetiche, Black Hole rivolge lo sguardo al lavoro di quegli artisti che hanno indagato l’elemento materiale nella sua più intrinseca valenza, laddove il concetto stesso di “materiale” si infrange per aprirsi a un’idea più profonda di “materia” come elemento originario, come sostanza primordiale costituente il tutto.

Attraverso una selezione di opere realizzate tra la fine dell’Ottocento e i giorni nostri, il percorso espositivo illustra, all’interno di un’unica visione integrata, questa preziosa dialettica, oscillante tra la materialità dell’Informe e la materialità dell’Invisibile, poli soltanto apparentemente antitetici e in realtà coesistenti e complementari.

La mostra è suddivisa in tre sezioni: Informe, ossia le acquisizioni della scienza e la loro circolazione culturale, che le ha rese a noi familiari. Si collocano all’origine di questo percorso le ricerche di Jean Fautrier, con le sue concrezioni di colore stratificato, e di Lucio Fontana, con le sue Nature di materia incisa, la quale, penetrata e lacerata, animandosi si fa opera.

Una linea di ricerca che prosegue, tra gli altri, con le superfici grumose intessute di fenditure e lacerazioni di Antoni Tàpies, la densità bituminosa delle Combustioni e dei Cretti di Alberto Burri, presente anche nei primi lavori di Piero Manzoni, e, decenni più tardi, i Big Clay“senza forma” di Urs Fischer, le statue “colanti” di Cameron Jamie, le eteree astrazioni screpolate di Ryan Sullivan; Uomo-Materia, è quanto lasciano intendere i lavori degli artisti componenti la seconda sezione della mostra, dove, all’interno di un percorso articolato e trasversale, sono messe a confronto le opere di autori di generazioni diverse contraddistinte da una forte componente materica e allo stesso tempo da una presenza, più o meno manifesta, dell’elemento antropomorfo. Si trovano in questa sezione le sintesi plastiche di Auguste Rodin e Medardo Rosso, l’indagine sull’uomo, come nelle opere di Alberto Giacometti o Jean-Paul Sartre o lo scultore svizzero Hans Josephsohn. La visione pittorica di questa sezione e rappresentata dai primi dipinti informali di Enrico Baj, nelle Dame di Jean Dubuffet degli inizi degli anni Cinquanta così come nei lavori di Karel Appel e Asger Jorn, storici membri del gruppo Co.Br.A., caratterizzati dall’utilizzo di colori brillanti, violente pennellate e figure umane distorte, assieme ai lavori di artisti contemporanei, da William Tucker a Florence Peake; la terza sezione è dedicata all’Invisibile, ossia agli aspetti più nascosti della materia, invisibili ai nostri occhi, in dialogo con la dimensione atomistica e subatomica, rappresentata da Jean Dubuffet, Tancredi Parmeggiani, gli artisti del Movimento Arte Nucleare, Jol Thomson, Hicham Berrada e i Photograms di Thomas Ruff.

La mostra si avvale del contributo della Fondazione Meru, Medolago Ruggeri per la ricerca biomedica, che nell’ambito della “Trilogia della materia”, e quale parte del programma del festival BergamoScienza, ha dato vita a un nuovo progetto di ricerca “Meru Art*Science Research Program” finalizzato alla realizzazione di interventi “site specific” dedicati al rapporto arte-scienza.

Il catalogo della mostra, edito da GAMeC Books, presenterà testi di natura scientifica di Gianfranco Bertone, Giulio Peruzzi e Diederik Sybolt Wiersma, accanto ai saggi di Lorenzo Giusti e Sara Fumagalli e agli interventi di critici e storici dell’arte internazionali chiamati a fornire una lettura approfondita delle opere in mostra: Alex Bacon, Mathieu Copeland, Anna Daneri, Heike Eipeldauer, Eva Fabbris, Chiara Gatti, Elio Grazioli, Luigia Lonardelli, Giorgio Mastinu, Fabiola Naldi, Alessandra Pioselli, Kari Rittenbach.

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