Rockstars dell’Arte


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Roy Lichtenstein

Alla Palazzina Storica di Peschiera del Garda (VR), fino al 16 settembre sono esposte oltre 30 opere di Keith Haring, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, raggruppate nella mostra “Rockstars dell’Arte”, organizzata dall’Assessorato alla Cultura di Peschiera del Garda e curata da Matteo Vanzan di MV Eventi. Si tratta dei maggiori interpreti della Pop Art e della Street Art che si confrontano in un alternarsi di opere su carta firmate, pennarelli su materiali di recupero, fotografie, video, manifesti, disegni, fumetti e molto altro per ripercorrere le tappe fondamentali di un rinnovamento culturale globale che ha rivoluzionato il modo di concepire l’opera d’arte confrontandosi con la cultura di massa e con i mass media.

Keith Haring, esprimendo concetti universali, come nascita, morte, amore, sesso e guerra, con il primato della linea e l’immediatezza del messaggio, è stato in grado di richiamare l’attenzione di un vasto pubblico, trasformando il proprio segno nel linguaggio visivo del XX secolo. Le sue opere sono invase da bambini, cani, angeli, mostri, televisori, computer, figure di cartoon in una iconografia che vuole veicolare messaggi immediati su diversi temi della sua epoca.

Dipinge su tutti i materiali: dagli iniziali disegni con il gesso bianco su carta nera incollata sui manifesti pubblicitari nelle stazioni della metropolitana di New York, passa a dipingere sulla plastica o su legno, utilizzando anche oggetti di scarto e materiali di recupero, e poi i murales che realizza ovunque. Diversamente Roy Lichtenstein scelse la tecnica del linguaggio puntinato, utilizzato per realizzare i fumetti, non solo per esplorare un altro metodo espressivo ma anche per criticare la tecnica pittorica dell’astrattismo e per trovare una nuova forma artistica che coniugasse arte e cultura popolare. È un modo nuovo di contaminare l’Arte, con stili presi dalla cultura “bassa”. La sua creatività è una delle espressioni più originali della cultura americana del secondo dopoguerra che, utilizzando una tecnica meccanica per trasformarla in un lavoro manuale artistico, ottiene un’opera d’arte da un disegno ripetitivo. La ripetizione è poi alla base delle opere di Andy Warhol, artista istrionico che, sai sobborghi di Pittsburg, scala le vette dell’arte internazionale diventando ben presto il re di New York. Prendendo immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali, o immagini d’impatto come incidenti stradali o sedie elettriche, riesce a svuotarle di ogni significato rendendole quasi banali. La sua arte, con gli scaffali di un supermercato all’interno di un museo o di una mostra d’arte, è provocatoria: secondo il più grande esponente della Pop Art l’arte doveva essere “consumata” come un qualsiasi altro prodotto commerciale. In queste sue opere non vi è alcuna scelta estetica, ma neppure alcuna intenzione polemica nei confronti della società di massa. Semplicemente documentano l’universo visivo in cui si muove la “società dell’immagine” e dei consumi.

Altre mostre “collaterali”, parallele a questa, si svolgono nel periodo estivo in questa città, mostrando anche una vocazione culturale oltre che turistica del luogo.

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