Ritorno alla luce. Shirin Neshat al Sepolcreto della Cà Granda


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Shirin Neshat, Photo Credit Rodolfo Martinez

Con il titolo “Ritorno alla luce”, al Sepolcreto della Ca’ Granda di Milano è ospitata la mostra dedicata a Shirin Neshat (Qazvin, Iran, 1957) che rimarrà aperta al pubblico fino al 15 settembre.

Il progetto è realizzato dal Gruppo MilanoCard con Artache, che ha pensato a Shirin Neshat per le tematiche proprie della sua produzione artistica: gli antipodi temporali, passato e presente, ma anche spaziali come corpo e spirito.

È qui esposta l’opera video “Pulse”, di forte intensità, il cui titolo fa riferimento alla pulsazione di una musica trasmessa da una radio. La pulsazione guida infatti il movimento della videocamera che entra nella stanza. Qui la voce angelica di Sussan Deyhim canta, come in una sorta di nenia, i versi del poeta mistico del XIII secolo Rumi, sull’imprigionamento degli esseri umani legati alla vita materiale terrena, prima in un duetto con un uomo, poi con la protagonista del video, a cui la videocamera si avvicina sempre più portando il visitatore quasi a toccare lo struggimento della donna e a prendere parte alla sua preghiera solitaria. Quando la canzone finisce, la videocamera arretra fino a uscire dalla stanza e raggiungere il vuoto. Ancora la pulsazione riecheggia e risuona all’interno del corpo dello spettatore.

L’opera di Neshat viene affiancata da una installazione site-specific del designer Henry Timi che valorizza lo splendido cielo affrescato sulle volte del Sepolcreto.

Il percorso “Ritorno alla luce” prevede infatti la visita al Sepolcreto con l’installazione di Shirin Neshat e poi la visita alle sale capitolari oggi sede dell’Archivio Storico della Ca’ Granda.

Questa proposta al pubblico, resa possibile grazie al sostengo del Gruppo MilanoCard con artache, alla volontà della Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano, con la realizzazione di Ar.Se, il Percorso dei Segreti, evidenzia la tensione verso il contemporaneo e la nuova energia creativa che avvolge Milano, mettendo in relazione l’affascinante Sepolcreto del XV secolo con l’espressività dei giorni nostri.

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