Hungarian Cubes. La baracca più allegra del blocco sovietico


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Katharina Roters, Hungarian Cubes

Fino al 15 giugno, alla Galleria dell’Accademia d’Ungheria a Roma è allestita la mostra fotografica “Hungarian Cubes. La baracca più allegra del blocco sovietico”, di Katharina Roters e József Szolnoki, organizzata dalla stessa Accademia d’Ungheria in collaborazione con la Galleria ACB di Budapest e realizzata a cura di Tamás Torma.

Si tratta degli scatti della fotografa, artista visiva tedesco-ungherese Katharina Roters che ha  deciso di realizzare un progetto fotografico su un fenomeno piuttosto interessante dell’architettura ungherese del XX secolo, ovvero sulle case unifamiliari e standardizzate sorte nei sobborghi di Budapest e delle periferie di numerose cittadine nell’Ungheria comunista del dopoguerra,  soprannominate “Kádár kocka” (Cubi di Kádár), dal nome del leader comunista János Kádár, al potere in Ungheria tra il 1956 e il 1988.

La Roters attraverso i suoi scatti è riuscita a spogliare degli dettagli eccedenti (ringhiere, recinzioni, antene, segnali stradal, linee elettriche) le case che aveva fotografo, consentendo allo spettatore di concentrarsi sulle decorazioni ornamentali delle facciate e di vedere come esse siano state un’opportunità per i proprietari delle stesse per l’individualismo e una forma di protesta nei confronti della conformità del sistema comunista.

Parallelamente alla mostra fotografica di cui sopra, sul Piano Nobile dell’Accademia d’Ungheria in Roma è anche allestita la mostra delle opere pervenute all’omonimo concorso e workshop “Hungarian Cubes” organizzati in collaborazione con Sapienza, l’Università di Roma.

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