Kerstin Brätsch_Ruine/Kaya_Kovo


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Kerstin Brätsch, Towards an alphabet_Dino Rune, 2018-Digital file-dimensioni variabili

Francesco Stocchi cura la mostra “Kerstin Brätsch_Ruine/Kaya_Kovo” esposta fino all’11 novembre presso le Scuderie di Palazzo Ruspoli, Fondazione Memmo, Roma.

La mostra è articolata in due sezioni: la Casa e la Stalla. Nella Casa, spazio principale della Fondazione, _Ruine presenta la pratica individuale di Kerstin Brätsch; _Kovo occupa invece lo spazio più raccolto della Stalla e propone il lavoro di Kaya, il progetto collaborativo di Brätsch e Debo Eilers.
Con le sue opere, Brätsch intende espandere e destabilizzare il linguaggio pittorico. Tale approccio comporta continue collaborazioni con artigiani, al fine di interrogare e mettere in crisi la nozione di soggettività storicamente attribuita alla figura del pittore.

È qui esposta “Psychopompo”, della serie in corso Unstable Talismanic Rendering, opera realizzata con Dirk Lange maestro tedesco della marmorizzazione, al cui fianco compaiono nuovi lavori in stuccomarmo creati in collaborazione con l’artigiano romano Walter Cipriani. Nell’insieme, l’allestimento degli spazi e delle opere restituisce la suggestione di un sito antico, una rovina catturata in bilico tra decadenza e ricostruzione, uno spazio di transizione liminale e visionario.
Il secondo corpus di lavori di Brätsch è caratterizzato dall’uso della scagliola, una forma di intonaco importata nel XVI secolo dalla Baviera come tecnica imitativa del marmo e di altre pietre rare. Le lastre di pietra artificiale di Brätsch restituiscono l’apparenza degli oggetti che imitano, ottenendo un effetto di mimetismo marmoreo. La produzione degli stucchi è in apparente contrasto con il processo creativo che caratterizza i marbling paintings, che prevedono il gocciolamento, l’intervento del caso e il flusso acquoso, presentandosi come un processo resistente e scultoreo, in cui la modellazione a mano sostituisce il segno fluido del pennello.
La firma di Kerstin Brätsch si configura come un sottotesto: soprannominata Brätschwurst (in riferimento alla salsiccia tedesca di Bratwurst) la distorsione e la materializzazione del proprio nome fornisce un indizio sulle manipolazioni materiche dell’artista, creando forme simili a “salsicce”, che vengono in seguito pressate in strati piatti. Con il titolo Fossil Psychic, i colori vivaci degli stucchi evocano mostri prescientifici; frammenti di serie passate e future si dividono in ossa, parti del corpo e amuleti rituali ma resistono all’erosione persistendo come rocce, dipinti intrappolati in un’età della pietra. Le opere sembrano prefigurare un “wurst-case scenario”, la comparsa tormentata e insieme magica di un’energia proveniente da uno dei più elementari materiali viventi, il minerale, che si esprime con un alfabeto di gesti pre-verbali, un linguaggio depositato sotto la superficie.

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