Duane Michals


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Contemporaneamente alla mostra fotografica di Paolo Monti, il MEF, Museo Ettore Fico di Torino, in collaborazione con Fundación Mapfre di Madrid, realizza e ospita fino al 29 luglio la mostra dedicata al fotografo Duane Michals, a cura di Enrica Viganò.

Duane Michals è considerato uno dei fotografi contemporanei che ha rinnovato il linguaggio fotografico con maggiore intensità. Artista in bilico tra fotografia e poesia, Michals è uno dei nomi più prestigiosi dell’avanguardia americana. Negli anni Sessanta attiva un nuovo approccio alla fotografia che non pretende di documentare il fatto compiuto, il “momento decisivo” o di affrontare gli aspetti fisici della vita. Egli affermava che “Quando guardi le mie fotografie, stai guardando i miei pensieri”, frase in cui si trova la chiave per leggere la sua opera completa, un’opera che corrisponde alla sua filosofia di vita.

Nato in Pennsylvania nel 1932, Michals ha studiato arte all’Università di Denver e disegno a New York, dove ha lavorato nel mondo dell’editoria. Iniziò a fotografare per hobby nel 1958, durante una vacanza nell’Unione Sovietica con una macchina fotografica presa in prestito, con la quale realizzò alcuni ritratti al popolo russo che riscossero subito grande successo grazie alla loro schiettezza e semplicità. Con questi ritratti inizia la sua carriera come fotografo professionista, collaborando con numerose riviste prestigiose. I ritratti di personalità, celebri e non, sono una costante nel lavoro su commissione che Duane Michals ha continuato a svolgere fino a oggi in parallelo con la ricerca personale.
In effetti, il lavoro di Michals si è sviluppato fin dall’inizio in territori inesplorati e privi di regole. Ciò gli ha permesso di allontanarsi dalle consuete pratiche senza preoccuparsi dei limiti imposti dalla fotografia. Così, nel 1966, introduce la tecnica della sequenza per raccontare storie immaginarie e inizia a disegnare a mano, sulla superficie delle sue copie, brevi testi che fungono da contrappunto o integrazione alle immagini, negando la convinzione che una fotografia valga più di mille parole. È in queste opere che Michals rivela in misura maggiore la sua filosofia esistenziale e la sua posizione politica di assoluta tolleranza e difesa dei diritti umani.

Le fotografie stampate di Duane Michals sono di piccolo formato, una caratteristica molto rara in questi tempi, ma è un altro modo in cui prova a sottolineare il rifiuto delle strategie di mercato.

Il percorso espositivo è suddiviso in sezioni che mostrano le diverse modalità espressive gradualmente inventate da Michals, nonché le diverse serie realizzate su argomenti specifici nel tempo. Le sezioni sono dedicate a: Unione Sovietica, Maestri, Empty New York, Sequenze, Foto-testo, Domande senza risposta, La casa che una volta chiamavo dimora, Come la fotografia ha perso la sua verginità, Immagini di un mondo fluttuante, Fotografie dipinte, Lavoro su commissione, Cortometraggi.

Per l’occasione il MEF ha prodotto un catalogo in coedizione con Fundación Mapfre di Madrid e per la cura di Enrica Viganò.

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