La città dell’arte – la civiltà dell’arte


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Una grande mostra dedicata a Michelangelo Pistoletto approda nell’Appartamento della Rustica e nel Cortile della Cavallerizza di Palazzo Ducale di Mantova da oggi, 23 marzo e fino al 12 giugno prossimo, con la quale si ripropone una preziosa visione del suo percorso artistico.

La mostra, composta da venti opere di grandi e medie dimensioni datate dal 1960 a oggi, è frutto della collaborazione tra Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova, Cittadellarte – Fondazione Pistoletto e Moz-Art (Arte Contemporanea), con la curatela critica di Peter Assmann, Fortunato D’Amico, Sergio Pajola e con i contributi di Renata Casarin, Marco Farano, Gianfranco Ferlisi, Antonio Mazzeri, Paolo Naldini e Giuliano Vallani.

“Le installazioni, nel contesto della rassegna, seguono una logica narrativa che esorta alla comprensione di una ricerca artistica sviluppata in oltre 60 anni di attività, e che a partire dai primi autoritratti, passando per i quadri specchianti, trasferisce la riflessione da se stesso all’incontro con il mondo esterno e gli altri. Le opere esposte sono perciò le testimonianze di un percorso che s’interroga sui concetti filosofici, spirituali, sociali, scientifici, in una dimensione che riconosce nell’arte lo strumento per dare forme reali all’etica finalizzata al completamento dell’opera di umanizzazione, al rispetto umano delle diversità, alla salvaguardia dell’ambiente, all’ominiteismo e alla demopraxia”.

Questa è la sintetica definizione di ciò che il pubblico trova alle pareti della Rustica e sul prato della Cavallerizza dove è collocata l’installazione “Terzo Paradiso”, emblematica riproduzione del segno dell’infinito su cui campeggiano i 17 punti della sostenibilità che rappresentano gli obiettivi universali per il 2030 dei 197 paesi dell’Onu aderenti. Invece, in una sala un’opera raffigura a grandezza naturale una mano con l’indice in cerca di un contatto; un piccolo specchio la riflette e le due dita si toccano: è la Creazione, come nella Cappella Sistina. Il tema dei due elementi diversi e talvolta contrapposti si ripresenta in altre opere. Il tema dello specchio pure. A specchiarsi sono una statua del Buddha, un inginocchiatoio, un tappeto da preghiera rivolto in direzione della Mecca, le due Tavole della Legge. Le religioni si rispettano. Anche gli uomini e le donne si specchiano. Le superfici specchianti sono dipinte, verniciate, serigrafate, sono supporti per collage, diventano acciaio inox tirato a specchio. Procedendo nella mostra, si trova in una sala rappresentato il Mediterraneo, con intorno numerose sedie, una per ogni Paese che vi si affaccia.

Il direttore di Palazzo Ducale, Peter Assmann, sottolinea la forte relazione tra arte e società di cui è emblematico l’accostamento tra opere contemporanee e il patrimonio artistico gonzaghesco, mentre Fortunato D’Amico, uno dei curatori della mostra, evidenzia come le opere esposte sintetizzino un percorso di relazioni tematiche e la netta assunzione di responsabilità sociale dell’artista.

In occasione della mostra, Publi Paolini ha pubblicato un catalogo, curato da Peter Assmann, Fortunato D’Amico e Sergio Pajola.

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