Hans Hartung. “L’harmonie des signes et des gestes”


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Hans Hartung, 1965, T-H41

Fino al 20 gennaio prossimo, il Castello Modern and Contemporary Art di Milano presenta 15 opere di Hans Hartung in una mostra intitolata “L’harmonie des signes et des gestes”, realizzata a cura di Adriano e Marcello Conte.

Hans Hartung (Lipsia, 1904 – Antibes, 1989) ha conosciuto tutti i movimenti avanguardisti del ’900, dal tachismo all’astrattismo al cubismo fino all’espressionismo, senza collocarsi in nessuna corrente o tendenza avendo una sua personale concezione dell’arte come linguaggio individuale e assolutistico. Dopo aver studiato i grandi pittori classici del passato, nel 1925 l’incontro con Kandinskij definisce il carattere informale ed astratto della sua pittura, utilizzando tutti gli schemi di questa corrente, macchie e spruzzi di colore (action painting), segno libero e gesto (graffitismo). E proprio con il graffitismo compone tutta la sua opera pittorica, realizzando illimitate variazioni giocate sul segno. Egli stesso dichiara: “In quanto a me, voglio rimanere libero di spirito, d’azione, ma non lasciarmi rinchiudere né dagli altri, né da me stesso”.

È anche lo studio della musica che influisce sulla scelta espressiva, che lo porta alla spontaneità e alla scelta del “gesto” e, quindi, del segno, sia grafico che pittorico dettato dall’emozione senza sottostare a qualsiasi condizionamento razionale.

A proposito del suo intendere l’opera d’arte, infatti, Umbro Apollonio chiarì che: “L’artista non può lasciarsi trasportare a simili inside, perché partecipa intimamente a quella dialettica fra segno e orizzonte che mobilita uno spazio dinamico per via di convergenze ritmate e salienti. Cioè che colpisce già a prima vista nel quadro di Hartung è per l’appunto uno spazio disteso nel fondo e cui sta di fronte un insieme estremamente mobile di gesti.(…)”.

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