Torna agli Uffizi l’Adorazione dei Magi di Leonardo


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Leonardo di ser Piero, detto Leonardo da Vinci (Anchiano, Vinci 1452 – Amboise 1519), Adorazione dei Magi, 1481-1482 circa, Disegno a carbone, acquerello di inchiostro e olio su tavola, cm 244 x 240, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria delle statue e delle pitture

Cinque anni: tanti ne sono trascorsi da quando l’Adorazione dei Magi, il capolavoro di Leonardo Da Vinci, ha lasciato la Galleria degli Uffizi per intraprendere un lungo lavoro di restauro, eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure che nell’ottobre 2012 aveva deciso di agire dopo accese discussioni sulla sua necessità e dopo meticolose indagini diagnostiche. Perché restaurare l’opera? La risposta non è stata immediata, come capita in ogni operazione di questo tipo. A maggior ragione se ci si trova di fronte a un personaggio come Leonardo, il cui modo di dipingere non era omogeneo e tradizionale, ma dinamico e sovente sperimentale (basti pensare alla tecnica del Cenacolo di Milano). In questo caso si tratta di un disegno a carbone, acquerello di inchiostro e olio su tavola; un dipinto che l’autore lasciò incompiuto quando partì da Firenze alla volta di Milano nel 1482.

Leonardo in sostanza abbandonò la pittura a diversi livelli di avanzamento: alla stesura di azzurro del cielo, appena accennato, si affiancano aree quasi di solo disegno; figure più costruite e rilevate con colori scuri; immagini che si sovrappongono ad altre, cancellandole e cambiando l’intenzione precedente; zone di ricerca spaziale e volumetrica. Interpretare un’opera così non era certo facile, ma soprattutto per i restauratori non era una procedura comune confrontarsi con le idee continuamente in divenire di Leonardo, invece che con un lavoro finito. Ed è qui la sua complessità, non certo nel mito agiografico dell’artista, perpetrato da un tipo discutibile storiografia che mira a strumentalizzare i fatti a uso e consumo dell’istinto e non della ragione.

Il gruppo di lavoro dell’Opificio, guidato da Marco Ciatti e Cecilia Frosinini, ha portato a termine l’intervento ottenendo tre risultati: una migliore conservazione di tutti i materiali originali; una più approfondita conoscenza del processo creativo di Leonardo e della sua tecnica; una più chiara lettura degli straordinari valori espressivi dell’opera. Ora sono più leggibili tutte le figure e i dettagli ed è anche percepibile l’eccezionale costruzione spaziale interna alla figurazione, soprattutto nello sfondo che si apre su una visione prospettica ed atmosferica tipica di Leonardo, sinora addirittura mascherata da una vera e propria patinatura. Appare anche evidente come, in modo inconsueto per il suo tempo e unico persino nella sua produzione artistica, Leonardo abbia elaborato il disegno direttamente sulla tavola anziché su carta, come è evidente dai numerosissimi cambiamenti in corso d’opera che oggi sono di nuovo visibili.

Filippino Lippi (Prato 1474 circa – Firenze 1504), Adorazione dei Magi, 1496, Tempera grassa su tavola, cm 258 x 243, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria delle statue e delle pitture

La grande tavola (misura 244×240 cm) fu commissionata nel marzo del 1481 dai monaci di San Donato a Scopeto (canonici di Sant’Agostino appartenenti alla congregazione di San Salvatore), ma poiché non venne mai portata a termine, alla partenza di Leonardo, rimase nelle stanze dell’amico Amerigo Benci, come ci dice Vasari. Passò poi nella collezione di Antonio e Giulio de’ Medici per arrivare agli Uffizi nel 1794. L’iconografia è usuale per quel periodo, ma l’artista la arricchisce suddividendo la scena in diversi piani in ascesa che si allontanano verso un paesaggio marino o lacustre sullo sfondo, mentre in primo piano troviamo l’Adorazione vera e propria, affiancata in alto a destra da uno scontro tra uomini armati a cavallo e a sinistra da altri uomini affaccendati nella ricostruzione di un’architettura in rovina. Ricchezza di personaggi e ricchezza di paesaggi quindi: due elementi che indubbiamente hanno contribuito non poco a far entrare l’opera nell’immaginario collettivo.

Ora finalmente L’Adorazione dei Magi è tornata agli Uffizi che per l’occasione hanno organizzato una mostra che è stata inaugurata martedì 28 marzo e che proseguirà fino al 24 settembre nella Galleria delle Statue e delle Pitture. A essa è stata affiancata l’omonima pala, sempre degli Uffizi, di Filippino Lippi, commissionata nel 1496 al pittore per l’altare maggiore della chiesa di San Donato a Scopeto dai medesimi canonici regolari del convento di Sant’Agostino che nel 1481 avevano dato lo stesso incarico al genio di Vinci. Esposte anche tre tavole raffiguranti San Donato, Sant’Agostino (prestiti del North Caroline Art Museum) e la coppia dei Santi Ubaldo e Frediano (collezione privata), che si presume siano quanto rimane di una predella dell’Adorazione del Lippi.

La mostra è a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Eike D. Schmidt, Marco Ciatti e Daniela Parenti, è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con le Gallerie degli Uffizi, l’Opificio delle Pietre Dure, gli Amici degli Uffizi e Firenze Musei.

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